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"Prima, una confessione. Io
detesto coloro che mi prendono a soggetto dei loro scritti e dei loro discorsi.
Bene o male che essi mi trattino, non importa. Li detesto egualmente. Il grado
di questa avversione aumenta se mi si esibisce in pubblico e ad un più
vasto pubblico com'è precisamente il caso attuale; raggiunge poi le
vette del parossismo, quando mi adatto a scrivere una prefazione.
E' questa la più alta prova di sopportazione umana ch'io possa offrire
per l'edificazione morale dei miei simili: presentare me stesso.
"Ho talvolta meditato sul grottesco e sublime destino dell'uomo pubblico!
Ma non sono arrivato a conclusioni di sorta, appunto perchè trattasi
di destino. L'uomo pubblico nasce pubblico. Si tratta di una stigmata che
lo accompagna dalla nascita. È un connotato morale. Si nasce uomini
pubblici come si nasce intelligenti o deficienti. Nessun tirocinio riesce
a far diventare «pubblico» un uomo che abbia tendenza alla «domesticità».
L'uomo pubblico è come il poeta: nasce con quella maledizione. Non
se ne libererà più. La sua tragedia ha una gamma infinita: va
dal martirio all'autografo. La mia confessione è un capriccio. lo sono
perfettamente rassegnato alla mia sorte di uomo pubblico. Accade talora che
io ne sia entusiasta. Non già per le soddisfazioni che la pubblicità
reca con sè: la fase della vanità dura dai venti ai venticinque
anni.
Non già per la fama o la gloria o anche il busto che l'uomo pubblico
finirà per avere - sulla piazza del villaggio natio - no. Il pensiero
e la constatazione reale di non appartenermi più, di essere di tutti
-amato da tutti, odiato da tutti - elemento necessario alla vita altrui, mi
dà una specie di ebrezza «nirvanica ». E poi, quando si
è di tutti, non si è di nessuno. Già fu detto che una
folla può dare l'acre e pur tuttavia riposante gioia della solitudine
più che un deserto.
"In questo libro c'è la mia vita. Almeno quella parte che si può
conoscere, poichè ogni uomo ha segreti ed angoli d'ombra inesplorabili.
C'è la mia vita come successione di eventi, come sviluppo di idee.
In fondo non è gran cosa la mia vita. Non c'è niente di straordinario
che possa colpire le fantasie. Non guerre vittoriose; non avventure eccezionali;
non creazioni di nuovi sistemi. E' una vita movimentata, sì, ma meno
interessante di quella di Savage, ad esempio, il grande esploratore inglese.
"Questo libro mi piace perchè mi proporziona nel tempo, nello
spazio e negli eventi, senza ipertrofie malgrado l'amicizia e la comunità
del lavoro e delle idee. Può darsi che l'avvenire alteri queste proporzioni;
le riduca o le aumenti.
Ma di ciò si occuperà il mie biografo di domani".
( MUSSOLINI )
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