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Questo libro non è semplicemente una pietra miliare nella storia della Nordpress
Edizioni, ma è un punto di riferimento per l'intera letteratura italiana di
guerra.
La Ritirata di Russia racconta sì la storia della disfatta della nostra
Armata, ma racconta soprattutto storie di uomini allo sbando, in realtà persone
vere, ciascuna con le proprie contraddizioni, le proprie debolezze.
Ecco perché
durante la lettura si percepisce la sensazione di sfogliare un album di
fotografie: un album di "famiglia", forse.
E una bella serie di fotografie
storiche fa parte integrante del libro, così come un inserto di originali tavole
a colori apparse sulla leggendaria Domenica del Corriere di quegli anni.
Egisto
Corradi fu un eroe.
Da ufficiale si comportò valorosamente sul fronte russo,
meritando una medaglia d'argento al valore militare.
Da scrittore ci comunica
con grande efficacia le paure e i dubbi che la guerra inevitabilmente suscita in
tutti quelli che l'hanno vissuta in prima persona.
Erano 85 mila soldati.
Morirono alla media di 2000 al giorno, 300 all'ora, 6 ogni minuto.
Partendo
avevano cantato "Aspetta mia bambina il mio giorno, vado, vinco e torno".
Nato a Parma nel 1914, Egisto Corradi, che si laureò in economia e commercio,
sognava fin da ragazzo il giornalismo.
Partecipò alla campagna di Grecia e di
Russia, nella "Julia", col grado di sottotenente.
Dopo un apprendistato alla
Gazzetta di Parma, nel primissimo dopoguerra, fu assunto al Corriere della Sera
come inviato.
Cronache e storie di vita arrivarono, tra l'altro, anche da
Ungheria ('56), Congo, Vietnam, Praga (1968).
Nel 1974, onorato da numerosi
premi giornalistici, lasciò il Corriere per seguire Indro Montanelli nella
fondazione del Giornale nuovo. Morì a Milano nel 1990, lasciando la moglie e due
figli.
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